03/01/2012
“Nel 2006, basandosi su un paio di frasi fuori contesto, Jay-Z proclamava ai quattro venti che mai più avrebbe parlato dello champagne Cristal nelle sue canzoni, e che ne avrebbe proibito la vendita nei club da lui fondati, e che avrebbe fatto di tutto perché la sua comunità smettesse di usare il Cristal come sinonimo di bella vita. A indispettirlo era stato il presunto razzismo dimostrato dal managing director dell’azienda, che, di fronte alla domanda «siete la marca preferita dei rapper: per voi è pubblicità negativa?», rispondeva «non possiamo impedire a nessuno di comprare il nostro champagne». Poco per volta, il Cristal è uscito dalla lista dei prodotti-simbolo più citati dalla comunità. Forse era solo questione di tempo, forse no.
Cinque anni più tardi, comunque, durante le manifestazioni legate al movimento Occupy Wall Street, Jay-Z faceva disegnare e produrre una serie di t-shirt con scritto «Occupy All Streets», e le metteva in vendita a 22 dollari cadauna. Nessuna parte del ricavato sarebbe andata a sostegno della protesta, o a una ”buona causa” qualunque. Ecco la prova dell’intoccabilità di Jay-Z, qui e ora: per una mossa del genere qualcuno avrebbe dovuto bruciargli la casa, e nessuno gli ha bruciato la casa.”
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Ieri Santa Barbara parlava di hip hop, marchi e consumo, partendo da cose serissime e arrivando a Dizzee Rascal. Nel mezzo, shots of Patron come se piovesse.
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